A seguito di un lungo e travagliato percorso politico, è giunta l’approvazione del regolamento sul ripristino della natura, ricco di obiettivi ambiziosi per il recupero degli ecosistemi degradati nell’Unione Europea. Il 17 giugno, i ministri dell’ambiente dell’UE hanno dato il via libero definitivo alla proposta avanzata dalla Commissione Europea nel giugno 2022. Il voto dell’Austria è stato cruciale per superare l’impasse del Consiglio dei ministri, che si protraeva da novembre. Tuttavia, la decisione ha causato una frattura profonda nel governo di Vienna, evidenziando le tensioni politiche che hanno accompagnato l’intero processo.
Tale regolamento, oltre alla conservazione ambientale, introduce un quadro normativo per il recupero degli habitat degradati, in linea con gli impegni assunti alla conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità del 2022 (COP15) a Kunming-Montréal. Gli Stati membri sono chiamati infatti a ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’UE entro il 2030, con una particolare focalizzazione sulle aree Natura 2000.
La Commissione Europea si occuperà del monitoraggio e della valutazione, esaminando l’attuazione del regolamento entro il 2033 e valutando nello specifico gli impatti sui settori agricolo, della pesca e forestale. Il regolamento impone un “obbligo generale” per il settore agricolo di migliorare la biodiversità, basato su due indicatori scelti tra tre: l’indice delle farfalle delle praterie, il contenuto di carbonio organico nei suoli coltivati e la percentuale di terreni agricoli con alta diversità paesaggistica.
Un punto critico, e dunque la sfida principale, è rappresentata dalla capacità delle amministrazioni nazionali di sviluppare e implementare programmi efficaci nei tempi previsti. Il regolamento cita strumenti esistenti come la condizionalità della Pac, ed in particolare il requisito dei terreni a riposo (BCAA 8), gli ecoschemi e il programma Life come strumenti chiave per migliorare la biodiversità. Tuttavia, in esso si chiarisce che i piani nazionali di ripristino della natura non devono obbligare gli Stati a riprogrammare i finanziamenti agricoli esistenti (2021-2027).
Obiettivi specifici includono il recupero di torbiere e aree umide, con misure che rimangono volontarie per gli agricoltori. A livello europeo, sono previsti la piantumazione di 3 miliardi di alberi e il ripristino di 25.000 km di fiumi, con la possibilità di sospendere le misure in caso di emergenze alimentari.
Significative le opposizioni e le divisioni regionali. Italia, Ungheria, Polonia, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi hanno votato contro il regolamento, mentre il Belgio si è astenuto a causa di divergenze regionali, con le Fiandre che si sono opposte. Le Fiandre e i Paesi Bassi sono preoccupati per la crisi dei concimi azotati e le emissioni di azoto, con i tribunali locali che bloccano le autorizzazioni dopo anni di mancata conformità alle norme UE sui nitrati.
È chiaro che l’approvazione del regolamento sul ripristino della natura segna un passo importante per la conservazione degli ecosistemi europei, ma comporta anche sfide significative in termini di implementazione e cooperazione tra gli Stati membri.